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Campione del Convento di San Francesco del 1730

Nel panorama storico e religioso del Settecento a Loro Piceno, il Convento di si distingueva come un’istituzione di notevole rilievo, esercitando un’influenza economica e sociale che si estendeva ben oltre il perimetro delle mura cittadine. La vastità e la frammentarietà dei suoi possedimenti testimoniano la potenza di un ordine capace di accumulare, nel corso dei secoli, un patrimonio fondiario e immobiliare di assoluto rilievo. Questa ricchezza è documentata in modo dettagliato grazie a un volume di inestimabile valore storico conservato presso l’Archivio Comunale di Loro: il "Campione del Convento di ", datato 1730.
Il Campione non rappresenta una semplice lista di beni, ma si configura come uno strumento amministrativo e descrittivo di rara precisione per l’epoca. Sebbene nel 1730 la gestione civile del territorio si affidasse ancora a catasti puramente descrittivi e testuali, il volume francescano si rivela pionieristico, integrando la parola scritta con l’immagine grafica. Ogni singola proprietà dell’ordine non viene solo censita, ma accuratamente contestualizzata attraverso riferimenti precisi alle date di acquisizione dei beni con richiamo ai registri d’archivio, ma soprattutto ogni possedimento è accompagnato da una mappa dedicata, completa di indicazione dei punti cardinali e dei nomi dei proprietari confinanti e al lato la scala nell’unità di misura utilizzata, ovvero le canne romane (misura tipicamente utilizzata nello Stato Pontificio per la rilevazione dei terreni). Questa particolarità rende il volume un "catasto particellare" ante litteram, offrendo una fotografia visiva del paesaggio agrario e urbano del tempo.
Il volume si apre con un indice sistematico che funge da guida per il lettore, associando ogni sezione alla relativa mappa e pagina. Il punto di partenza della narrazione e del rilievo grafico è proprio il "cuore" dell’istituzione con la descrizione dettagliata dell’origine del fondo su cui sorgono il Convento e la Chiesa, continuando con la sua architettura e la disposizione dei suoi altari. 
Di seguito la trascrizione a vista delle prime pagine:
“Ad honore e gloria della S[antissi]ma Trinità e della glo
riosa Vergine Maria, e Serafico P[ad]re S[an] Fran[ces]co si dà principio 
in questo libro a descrivere l'origine di questa Chiesa, e Conv[en]to 
colli suoi terreni.
Questo Ven[erabile] Conv[en]to dunque, è sotto il Titolo di S[an] Fran[ces]co, il 
quale ha la sua entrata verso mezzogiorno, con Claustro, e 
ben condizionato d’Officine, e foresteria, et habitazione per 
li Religiosi con fondi da potere alimentare li med[esim]i congruen
tem[en]te.
In quanto poi alla sua origine, e fondazione si ha 
relazione certa, che fosse su del principio della Religione 
e che da Monsig[no]re fosse dato il sito, et una Chiesola sotto 
il titolo di S. Silvestro.;
Per conferma di ciò l’hanno p. ° di Papa Urbano quinto 
havendo le B[uone] M[emorie] delli Sig[no]ri Petrelo e Gentiluccio de Vici da 
Mogliano fatta una donazione alli PP[atri] di quel tempo di 
una Chiesa, e sito con habitazioni, che era un spedale 
et a loro spettava, si volse dalli PP[atri] mantenere la memo
ria della prima origine della Chiesa, havendo lasciata 
la prima, e pigliata la seconda col sito, che pres[en]te col 
Conv[en]to, che presentem[en]te habitano, supplicarono Monsig[no]re 
Vicario Gen[era]le di Fermo per la conferma della detta 
donazione, e per la mutazione del titolo della Chiesa, che 
era di S. Giorgio, in quello di San Silvestro, che tutto ciò 
benignam[en]te fece, conservandosi nell'Archivio del Conv[en]to
l' Originale al n° P° ... 3°.
Questa Chiesa poi ha parim[ent]e la porta maggiore 
verso mezzogiorno vi è un Campanile a fogia di Torre 
con Campane, la prima di libre ... in circa, la seconda 
di libre ... in circa, la terza di libre in circa …
Vi è l'organo di ... Registri di buona qualità 
Vi sono l'infrascritti Altari”

Il testo si apre con una solenne dedica alla Trinità e a e ci fornisce informazioni circa l’origine della comunità religiosa, che non è sempre stata lì: infatti inizialmente i frati occupavano un altro luogo con una piccola chiesa dedicata a San Silvestro, poi grazie alla donazione di tali Petrelo e Gentiluccio de Vici da Mogliano si spostarono in un nuovo sito che comprendeva una chiesa e un edificio precedentemente usato come "spedale" (un ospizio per poveri e pellegrini). Quindi i frati chiesero al Papa Urbano V e al Vicario di Fermo il permesso di trasferirsi e per mantenere il legame con la loro storia, decisero di "portarsi dietro" il nome: la nuova chiesa, che prima era dedicata a San Giorgio, venne rinominata San Silvestro.
Poi viene descritto com'è fatto il convento al momento della scrittura: l'ingresso principale è rivolto a mezzogiorno (sud), viene citato un chiostro, i laboratori di servizio ("officine"), una foresteria per gli ospiti e gli alloggi per i religiosi. Si specifica che il convento possiede dei terreni ("fondi") che garantiscono ai frati il cibo e il necessario per vivere dignitosamente.
Alla pagina successiva vengono poi descritti gli elementi di pregio architettonico e liturgico con il campanile come torre massiccia contenente tre campane, l’organo di buona qualità e poi indica che ci sarà l’elenco di tutti gli altari. Questo viene fatto specificando le dotazioni di ognuno. 

Il Campione del 1730 prosegue con la descrizione dei terreni di proprietà e nel farlo adotta un rigore quasi scientifico nel descrivere i singoli possedimenti del Convento. Ogni unità fondiaria viene analizzata seguendo un protocollo costante che fonde la tradizione locale con le esigenze burocratiche dello Stato Pontificio.
La descrizione di ogni terreno inizia con un’esposizione verbale estremamente dettagliata. Un elemento di grande interesse storico è la gestione delle unità di misura: l'estensione viene inizialmente espressa in muioli, modioli, l'unità di misura agraria tipicamente utilizzata nel territorio di Loro. Tuttavia, dimostrando una visione amministrativa moderna e centralizzata, il redattore provvede immediatamente alla riduzione nella misura romana. Questo doppio passaggio non solo facilitava la gestione locale, ma rendeva il documento perfettamente leggibile e valido anche presso le autorità centrali di Roma, garantendo l'interoperabilità dei dati catastali.
Per ogni appezzamento, il volume funge da vero e proprio archivio legale, vengono infatti riportati con precisione le informazioni circa la compravendita o donazione con l'indicazione di "chi" ha ceduto il bene e "quando" è avvenuta la transazione, ma anche il nome del notaio rogante e i riferimenti ai registri d'archivio.
Il cuore visivo del documento è rappresentato dalla cartografia a corredo di ogni scheda. Ogni mappa è un piccolo capolavoro di perizia tecnica e illustrativa:
Il terreno descritto è chiaramente contornato in giallo, rendendolo immediatamente distinguibile.
All'interno delle mappe non mancano elementi figurativi come disegni di piante, alberi o edifici (case coloniche, annessi), che offrono una preziosa testimonianza dell'uso del suolo e dell'edilizia rurale del tempo.
I terreni adiacenti sono delimitati in rosso, completi dei nomi dei proprietari confinanti, una strategia fondamentale per prevenire dispute territoriali.
Ogni tavola è completata da una scala grafica espressa in Canne Romane, che permetteva di risalire con esattezza alle dimensioni reali partendo dal disegno.
Questo dimostra che il Convento di non si limitava a possedere terre, ma le amministrava con una mentalità moderna. Il passaggio dai muioli alle misure romane e l'uso del colore giallo/rosso nelle mappe anticipano di quasi un secolo la logica dei moderni catasti particellari (come il Catasto Gregoriano dell'Ottocento).

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