Papa Pio V (Antonio Ghislieri, 1504-1572) fu pontefice dal 1566 al 1572 e una delle figure centrali della Controriforma cattolica. Domenicano, teologo e inquisitore, dedicò il suo pontificato all’applicazione delle riforme del Concilio di Trento e al rafforzamento della disciplina della Chiesa. Collaborò con importanti protagonisti della riforma cattolica come Carlo Borromeo e Ignazio di Loyola. Durante il suo pontificato furono pubblicati il Messale romano, il Breviario (che include per la prima volta l’Ave Maria), il Catechismo e avviate le revisioni della Vulgata e del diritto canonico. Fu un papa molto rigoroso anche nella politica: difese con fermezza il cattolicesimo contro l’eresia, scomunicò la regina Elisabetta I sostenendo la causa cattolica di Maria Stuarda, e promosse la Lega Santa contro l’Impero Ottomano, culminata nella vittoria di Lepanto (1571). Beatificato da Clemente X nel 1672 e canonizzato da Clemente XI nel 1712, è venerato come santo e ricordato come uno dei papi più decisivi della Controriforma.
Con il breve del 9 giugno 1569, Papa Pio V affrancò Loro Piceno dal dominio dello Stato di Fermo, elevandola al rango di Terra e ponendola quindi sotto il diretto controllo dello stato pontificio. Il breve (documento pontificio), andò perso nel 1767 nel corso di un’ambasceria del curiale Domenico Leonori a Roma e così venne sostituito da una copia. Nelle sedute del giugno del 1570, soprattutto in quella del giorno 25, si parla di voler riformare lo statuto fermano per quanto riguarda le pene e i malefici e di far pagare ai fermani che transitano per Loro una tassa.
Nel documento si legge chiaramente:
"si videtur ut s.a reformare Statuta, et quis ordo tenendus est"
(se sembri opportuno all'autorità riformare gli Statuti e quale ordine debba essere tenuto).
Prosegue con la nomina dei consultori estratti a sorte. Per far capire l’importanza di questo passaggio, sul margine sinistro è stata messa la nota: “Riforma dello Statuto”.
Inoltre, Papa Pio V è stato il fautore della Battaglia di Lepanto, evento di grandi dimensioni, poichè coinvolse sotto il nome di Lega Santa tutti gli stati che avevano interessi sul Mediterraneo contro l’Impero Ottomano, e che ha avuto ricadute anche nella piccola cittadina di Loro; infatti, se ne parla in una seduta del parlamento. Il verbale del Consiglio Generale della "Terra Lauri" del 28 maggio del 1570 ci restituisce il ritratto di una comunità in un momento di estrema tensione, sospesa tra la gestione della vita quotidiana e le grandi turbolenze dello Stato Pontificio.
Difatti come indica anche la nota al margine della pagina, fatta per catturare subito l’attenzione,
“Sul pagam.i
Remig.i per la spe-
Dizione contro i Tur
chi.”
Si parla della Battaglia di Lepanto (1571). Questo rivela come la "grande storia" bussasse alla porta di Loro Piceno. Siamo a un anno dalla celebre Battaglia e il Papa sta mobilitando le comunità per armare la flotta contro l'Impero Ottomano. La richiesta di "remiganti" (uomini da mandare al remo sulle galere) getta la città nel panico. Il consultore Ser Desiderio Lucidi parla apertamente di una "maxima calamitas": la comunità è povera, stremata, e non può privarsi di braccia umane. La strategia è doppia: inviare un ambasciatore a Roma per implorare la grazia del Papa e, allo stesso tempo, preparare un piano finanziario d’emergenza basato su una tassazione progressiva a tre fasce (i "tre gradi") per coprire le spese militari senza far crollare i più poveri.
Di seguito la trascrizione del passaggio:
“Honorardus vir ser Desiderius lucidus unus
de consilio consultor sorte extractus 2. iurat!
accessit ad locum solitum consulendi
ibidemq[ue] invocato prius divino praesidio 2. censuit
sup[er] p.a p[pro]posita de remigijs 2. q[uod] attenta max[im]a
calamitate coit[at]is mittat[ur] homo oratorem
ad pedes S.mi D. N. pro gratia habenda d[ict]or[um]
remigior[um] 2. et casu q[uod] gratia impetrari non
possit et coit[at]as non incurrat in maioribus ex-
pensis 2. interim coit[at]as provideat de d[ict]is remigijs
pro quor[um] solutione accipiat denarios ad censum
seu ad societatem officij, et in eventu q[uod] haberi
non valeat, percipiat in mutuo animos grani
abundante 2. pro quib[us] denarijs sic restituend[is]
fiat impositio jeneralis 2. ut fiat tres gradus
qui secundu[m] facultates solvant eor[um] portionem 2.
Non recedendo ab eius consulta censuit super”
Traduzione:
"L'onorevole signor Desiderio, illustre uomo, estratto a sorte come uno dei consulenti del consiglio, giurò! Si recò al consueto luogo di riunione e lì, invocata prima la protezione divina, deliberò sulle proposte presentate riguardo ai rematori. [Deliberò] che, considerata la gravissima calamità della comunità, si invii un ambasciatore ai piedi del Santissimo Nostro Signore per ottenere la grazia per i suddetti rematori. E nel caso in cui la grazia non possa essere ottenuta e la comunità non incorra in spese maggiori, nel frattempo la comunità provveda ai suddetti rematori; per il pagamento dei quali accetti denaro a censo (prestito) o tramite la società dell'ufficio e, nel caso in cui non sia possibile ottenerlo, riceva in mutuo animi di grano abbondante. Per la restituzione di tale denaro si faccia un'imposizione generale divisa in tre gradi (scaglioni), affinché [i cittadini] paghino la loro quota secondo le proprie facoltà. Non recedendo dalla sua consultazione, deliberò sopra..."
Il legame di Loro Piceno con la figura del pontefice Pio V è reso ancor più evidente dalla pala che decora l’altare maggiore della chiesa di San Francesco. Si tratta di una Madonna del Rosario, rappresentata con i santi Domenico e Francesco, padri degli ordini conventuali dei domenicani e francescani, con altri santi degli stessi ordini mentre sotto sono presenti anche le figure del Papa Pio V, cardinali e laici, mentre tutto intorno ci sono le rappresentazioni dei misteri del Rosario. L’opera mette insieme domenicani, da cui nasce la preghiera del Rosario e francescani, titolari della chiesa, inoltre riprende uno dei temi tipici della Controriforma e celebra la vittoria della Lega Santa contro i Turchi nella Battaglia di Lepanto del 1571, attribuita da papa Pio V all’intervento della Madonna del Rosario.
Papa Pio V morì il 1° maggio del 1572 e poco dopo anche nelle sedute del parlamento di Loro Piceno si fa riferimento a tale evento poiché vogliono assicurarsi che il nuovo papa, Gregorio XIII, confermi i privilegi ottenuti.
Nel verbale del consiglio del 18 maggio 1572, al primo punto dell’ordine del giorno troviamo questa frase :
“p°: placeat pnti parlto et sois inco existetis q breue cocessi
coitati a felice mem. Pij PP. V. cofirmet a pnti novo poti=
fice ad coservat ppetue libertatis (…..)”
"In primo luogo: piaccia al presente parlamento e ai suoi abitanti qui riuniti che il breve [apostolico] concesso alla comunità dalla felice memoria di Papa Pio V sia confermato dal presente nuovo pontefice, per la conservazione della perpetua libertà (...)"
Dopo l’esposizione dei vari punti del giorno prende parola un membro della comunità per ribadire il fatto che Pio V ha reso la Terra di Loro libera, ma per ottenerlo la comunità ha pagato anche una bella somma. Il testo, quindi, continua in volgare:
“….. sia piaciuto p l'adio et
poi ala felice memoria di Pio pp V° poner iliberto
la terra d'loro, et poi lor, …. un breve de
ale faculta, et prerogative p ille da la coità di Stato
pag° gran n° di denari, et accio che d[ett]o breve ogni di...”
“...sia piaciuto [a Dio/per l'addio] e poi alla felice memoria di Papa Pio V rendere libera la terra di Loro, e poi [concedere] loro... un breve [documento papale] riguardante le facoltà e le prerogative per esse, dalla comunità dello Stato, pagata una grande quantità di denaro, e affinché suddetto breve ogni giorno...”
In conclusione, la figura di Pio V si rivela pilastro identitario per la comunità di Loro: non solo ne sancì l'autonomia politica da Fermo con il fondamentale breve del 1569, ma proiettò il borgo nella grande storia grazie al suo rigore dottrinale tipico della Controriforma e all'eco della vittoria di Lepanto, i cui riflessi religiosi e sociali segnarono profondamente il tessuto locale.